Il fiume

Scorre attraverso il Lazio centrale, nascendo dall’unione di vari fossi provenienti dai Monti Prenestini in provincia di Roma  e confluendo nel fiume Liri come affluente di destra. Scorrendo verso sud, nei millenni della sua storia, ha creato la Valle del Sacco nelle porzioni di pianura delimitate dai Monti Ernici e dai Monti Lepini. Il suo corso misura 87 km di lunghezza e attraversa diversi comuni sia nella provincia di Roma che di Frosinone. Fa parte del secondo bacino idrogeografico del Lazio insieme al Liri ed al Garigliano. Nel passato era conosciuto come un territorio pregiato dal punto di vista ecologico, con flusso idrico costate di media portata e notevole biodiversità, ma nel corso degli anni ha subito una forte contaminazione soprattutto a causa delle numerose attività industriali insediatesi lungo la sua vallata.

 

A Colleferro inizia a caricarsi degli inquinanti derivanti dalla cattiva gestione dei residui industriali. Prosegue verso sud lambendo le pendici dei Monti Lepini e nel territorio di Sgurgola il fiume presenta la prima delle sue suggestive cascate. Continua la sua corsa parallelo alla Via Morolense bagnando i comuni di Supino, Morolo e Patrica, dove in località Tomacella, si ammira la seconda cascata del fiume situata subito dopo il ponte. A Ceccano, il Sacco forma altre due cascate, per poi riprendere il suo percorso verso sud,  bagnando Pofi e poi Castro dei Volsci dove prende forma un’altra cascata. A Falvaterra, si trova l’ultima cascata del fiume successivamente nei pressi di Ceprano, si realizza la confluenza con il Liri.

Il SIN bacino del Fiume Sacco

Per la gravità della situazione ambientale il territorio è stato riconosciuto come Sito d’Interesse Nazionale per le Bonifiche con D.M 22 novembre 2016.

Le operazioni di bonifica sono state formalizzate il 7 marzo 2019 con la firma di un protocollo d’intesa, tra Regione Lazio e MATT,  con il quale viene stanziato un finanziamento di 53,6 milioni di euro per le prime attività di caratterizzazione e messa in sicurezza del SIN. L’accordo prevede la formazione di un Comitato tecnico composto da un rappresentante del ministero dell’Ambiente che sarà anche presidente dello stesso, insieme ad altri tre rappresentanti, rispettivamente, di Arpa Lazio, di Ispra e della Regione Lazio, parallelamente la gestione degli interventi è stata affidata alla Regione Lazione come Responsabile Unico dell’Attuazione (RUA).

Sono stati definiti 12 interventi, individuati da ISPRA e su indicazione delle amministrazioni comunali, in base alla criticità dell’impatto inquinante sui terreni. Per ora le risorse sono finalizzate alle opere su 10 siti nella provincia di Frosinone e 2 in quella di Roma. Entro il 2023, nei comuni ricadenti nel SIN, sono previste anche la realizzazione di un programma di valutazione epidemiologica dei cittadini residenti e delle aree agricole ripariali; il monitoraggio delle acque. Successivamente, si dovrebbero cominciare a programmare le operazioni per la bonifica.